Insegnare italiano all’estero

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Insegnare italiano all’estero, vi racconto com’è andata.

15 anni fa sono partita per la Gran Bretagna; a spingermi, la mia passione per la lingua inglese, che avevo studiato sin dall’età di 11 anni e il cui studio avevo proseguito all’università, laureandomi in “Lingue e letterature straniere”. Sono partita, dicevo, anni fa, senza avere le idee troppo chiare su cosa avrei fatto una volta lì: sapevo per certo che avrei lavorato ma non sapevo ancora bene in che campo.

Sono arrivata a Glasgow nel dicembre 2001 e, al contrario di ciò che si può immaginare, non ho cominciato subito ad insegnare italiano bensì ho dovuto arrangiarmi inizialmente con lavoretti semplici, da studentessa, anche se non lo ero già più, per passare poi ad un lavoro in un ufficio, in cui facevo servizio clienti per un’azienda che produce PC. Insomma, insegnare italiano non era ancora nei programmi, non ci pensavo proprio. Finché, dopo un anno di lavoro stressante e poco soddisfacente, ho deciso di dimettermi da quel posto e ho cominciato a pensare di insegnare italiano.

Insegnare italiano all’estero: come fare?

Insegnare italiano all’estero è una scelta coraggiosa e richiede molta tenacia. Quando ho deciso di intraprendere quest’avventura ero molto determinata. Insegnare italiano era quello che volevo fare. Nell’azienda che stavo lasciando avevano bisogno di un insegnante di italiano ed è stato proprio lì che ho cominciato: lezione individuali e semi-individuali presso aziende che hanno clienti in tutto il mondo. La paga era buona, le ore di lavoro poche ma era un inizio. Da lì è nato l’amore. Si tratta di prepararsi un buon CV in lingua inglese ed inviarlo ad agenzie e scuole di lingua private, tipo questa. In genere essere madrelingua ed avere una laurea può bastare per poter insegnare italiano all’estero ma, attenzione, da un po’ di anni la concorrenza è spietata (e c’è in giro gente che ha sia i titoli che l’esperienza per farlo).

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Insegnare italiano all’estero: dove fare domanda?

Una volta chiarito l’obiettivo, si parte all’attacco. E così ho fatto: ho alzato la cornetta e ho cominciato a chiamare tutti, dall’Ufficio scolastico del Consolato italiano a Edimburgo, ai College di Glasgow e dintorni. Ad una delle prime chiamate, mi ha risposto quello che sarebbe poi stato il mio “capo” al Centro Promozione Italiana della capitale scozzese e mi ha detto: sei italiana, sei laureata? Chiama subito Tizio e Caio. E così feci. Le persone che contattai per cominciare ad insegnare italiano nei corsi organizzati dal consolato erano rappresentanti di quelle associazioni di italiani all’estero da generazioni, le quali organizzavano classi per grandi e piccini per promuovere la loro lingua e cultura all’estero. Riuscii a mettere quindi insieme un po’ di ore di insegnamento, ma non era ancora abbastanza. Insegnavo ad adulti in corsi serali. La vera svolta arrivò quando fui presa come insegnante di italiano nei centri linguistici dell’Università di Glasgow prima, e di quella di Strathclyde successivamente. Ma…no illusions! Mettendo insieme tutti questi lavori e spostandosi dalla mattina alla sera da un corso all’altro si può guadagnare abbastanza bene e viverci; tuttavia, nessuno di questi lavori è un lavoro che dà certezze. Si lavora come lavoratore “dipendente” o “autonomo”, a seconda dei casi, su contratti a tempo determinato di un certo numero di ore. Insomma, non ci sono sicurezze per il futuro.

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Insegnare italiano all’estero: la scuola primaria

Intanto erano passati 5 anni, pochi o tanti a seconda della prospettiva, anni fatti di paure, soddisfazioni, sconfitte, entusiasmo, una passione che cresceva e, con essa, anche la mia professionalità: il mio lavoro di insegnante di italiano era ogni giorno più consistente. Nel giro di quegli anni avevo insegnato a studenti di medicina, di arte, ad adulti in pensione appassionati di opera italiana, a turisti che si preparavano per andare in vacanza sulle spiagge assolate del Sud Italia; avevo imparato quanta pazienza ci vuole per insegnare una lingua, per insegnare italiano, la “mia” lingua! Un lavoro appassionante, condividere qualcosa di te stesso, insegnare un metodo, e apprenderlo, allo stesso tempo. Mancavano solo i bambini, a quelli non avevo ancora insegnato e non pensavo che l’avrei mai fatto. E invece…”Federica!”-mi chiama la allora direttrice dell’ufficio scolastico del Consolato-“ti andrebbe di prendere il posto alla scuola primaria l’anno prossimo?”. L’ufficio scolastico mi aveva già “selezionato” come docente anni prima: avevo fatto domanda direttamente al loro ufficio una volta arrivata a Glasgow e poi avevo superato un concorso interno con prova scritta e orale e con pochi candidati. Inoltre, proprio grazie alla direttrice, avevo preso una qualifica per insegnare italiano come lingua seconda/lingua straniera: il DITALS. Insomma, ero formalmente pronta, ma alla sua chiamata mi venne il panico: bambini?? Come si insegna ai bambini?? L’ultimo anno a Glasgow rappresentò una nuova avventura, un nuovo ciclo di insegnamento e apprendimento. E mi capitò, grazie a questa meravigliosa esperienza, di esplorare paesini fino ad allora sconosciuti nella zona di Glasgow. Questo incarico mi dava un buon numero di ore di insegnamento, divise tra sei scuole, ciascuna delle quali aveva lezione di italiano due volte a settimana. Insegnare italiano ai bambini era un altro mondo, fatto di giochi, canzoni, flashcards, e tanto tanto entusiasmo.

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Insegnare italiano a stranieri: il rientro

A quel punto, erano passati sei anni dal mio arrivo in Scozia; mi sembrava che fosse arrivato il momento di rientrare. Il lavoro mi dava tante soddisfazione ma…quanta fatica mettere insieme ogni anno due, tre lavori in posti diversi! Sei anni erano tanti e volevo provare a tornare in Italia e insegnare italiano a stranieri lì, nel mio paese. Indovinate un po’ com’è andata? È passato qualche anno ed è partito il progetto di When in Rome. L’avventura continua.

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AUTHOR: WheninRome

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