A scuola di lingua italiana: idee per insegnanti e studenti

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Ogni insegnante di italiano per stranieri, preparato, qualificato e con esperienza, sa che cosa si debba fare in una classe di lingua italiana, come lo sanno anche i più giovani: è tutto più o meno scritto nei libri di glottodidattica, negli articoli e largamente condiviso nelle pratiche. Ma oltre alla classica struttura della lezione, anch’essa non più considerata come la tavola della legge, che cosa accade veramente in classe? Quali sono gli accorgimenti che gli insegnanti attuano e che cosa gli studenti svolgono praticamente in una scuola d’italiano?

Insegnare l’italiano a stranieri: consigli e idee per gli insegnanti

La teoria e la preparazione sono fondamentali nell’insegnamento delle lingue, poiché un solo libro di testo da seguire è poca cosa senza un metodo di lavoro solido e variegato. Sono moltissime infatti le sfumature che un insegnante deve essere in grado di osservare e molti gli approcci e metodi che deve saper mescolare.

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In questo paragrafo vi parlerò di alcuni, quelli che mi sembrano importanti ma non sempre affrontati, e mi permetterò di presentarvi brevi idee operative su come metterli in pratica.

Una delle questioni fondamentali è quella degli scambi verbali e dell’interazione in classe. È fondamentale infatti che l’insegnante riesca a gestire gli scambi e le prese di parola tra gli studenti e tra insegnante e studente.

Ognuno deve avere il proprio spazio e quando questo spazio viene a mancare, compito dell’insegnante è osservarne le cause e cercare di costruirlo.

Perché quello studente non parla? Quali sono state le sue precedenti esperienze di apprendimento della lingua italiana e di altre lingue straniere? Ha dei problemi con la classe? Sono problemi personali o di background culturale? Quanti sono gli studenti che hanno difficoltà a prendersi il loro spazio in classe? Non mi capiscono? Le attività che propongo non sono interessanti? Sto parlando troppo velocemente?

Queste sono solo le prime domande, quelle che mi vengono in mente mentre scrivo, ma sono esempi validi di come l’insegnante debba sempre indagare, valutare in itinere, cambiare strategia, osservare, riflettere su tutti gli aspetti che intervengono nel gruppo classe.

Se uno studente non parla, ad esempio, l’insegnante deve osservare e non forzarlo. Ognuno ha i suoi tempi di silenzio, sono normalissimi, soprattutto quando si è alle prime armi con la lingua straniera che si sta studiando. Premesso questo, per far parlare tutti, molto spesso sono utili dei giochi o delle escamotage, ad esempio è molto carino usare una pallina in classe come il “testimone” di una staffetta. L’attività ludica  consiste nella creazione di frasi. L’insegnante lancia la palla a uno studente che deve iniziare un enunciato e poi passare la palla al compagno che deve continuarlo e così via.

Molto importante per la coesione della classe e la creazione di un ambiente franco e tranquillo per tutti, eliminando il filtro affettivo, è la creazione di riti. Il rito è un’azione familiare per tutti, che si ripete durante i vari incontri e crea un angolo di abitudine condivisa. Si può trattare di un rito molto semplice, come ad esempio il saluto iniziale, corredato da richieste semplici sulla vita quotidiana fuori dalla scuola. I classici “Come state?”, “Che cosa avete fatto oggi” a inizio lezione o domande dello stesso genere alla fine. Leggermente più strutturati ma ugualmente efficaci sono i riti che prevedono ad esempio la chiusura della lezione con un breve gioco oppure con qualche minuto di scrittura libera o meno, accompagnata da un sottofondo musicale.

Altro aspetto emblematico e interessante per chi si occupa da vicino di glottodidattica, soprattutto agli adulti, è quello della metacognizione. Che cosa gli studenti devono conoscere del processo di apprendimento? Personalmente sono una grande sostenitrice della condivisione con gli studenti, quindi nella maggior parte dei casi provo a renderli il più possibile partecipi delle mie scelte. L’ho fatto in ognuna delle scuole di lingua italiana in cui ho insegnato. Con gli adulti è semplice, anche con quelli che hanno meno familiarità con la lingua e un background scolastico lacunoso, se non del tutto assente. Con tutti si possono fare patti formativi e si possono spiegare a vari livelli le decisioni dell’insegnante, le motivazioni che portano alle scelte didattiche, come pure la valutazione di percorsi e attività proposte. Sapere quello che si fa e perché lo si fa, può incrementare la motivazione e far crescere nell’apprendente una sensazione molto reale di protagonismo e di dialogo con l’insegnante, che non è un capo ma un facilitatore. L’insegnante aiuta a raggiungere l’obiettivo e spiega passo passo come farlo.

Per attuarlo si possono creare delle schede di valutazione delle attività, nelle quali gli studenti esprimono le loro opinioni sullo svolgimento, su quanto hanno appreso e sull’utilità delle attività stesse. Le schede possono essere sintetiche e veloci, ma in alternativa si può riservare uno spazio di discussione all’interno della lezione, periodico, nel quale insegnante e studenti fanno il punto della situazione.

Iscriversi in una scuola di lingua italiana: le domande degli studenti

Dopo un primo paragrafo riservato agli insegnanti passiamo al punto reale: come tutto questo ricade sulla pratica didattica e lo studente? Non tutti i partecipanti ai corsi sono infatti esperti di apprendimento delle lingue ed è spesso per loro difficile comprendere come si svolgerà una lezione.

Che vuol dire in pratica “metodo comunicativo”? Come verrà seguito dall’insegnante? Come io studente sarò al centro della lezione? Come utilizzeremo il libro? Lo seguiremo tutto? come inizierò a parlare in una lingua che non ho mai studiato? Come supererò la vergogna?

 

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Quando i nostri potenziali allievi ci pongono queste domande di solito rispondiamo dicendo che le nostre priorità sono il benessere di chi si iscrive nella nostra scuola e il soddisfacimento dei bisogni. Vuoi imparare italiano per studiare l’arte? I nostri insegnanti faranno in modo di facilitarti in questo. Vuoi imparare l’italiano perché ti piace l’Opera? Devi imparare l’italiano per lavoro? Faremo in modo di costruire un percorso che possa aiutarti in questo.

Ma è difficile immaginare che cosa si faccia veramente in classe, e a volte le domande e le risposte qui sopra restano un po’ astratte. Abbiamo quindi pensato di iniziare a spiegarlo, in una prima breve lista:

  1. l’insegnante non è il protagonista delle lezioni, gli studenti sono al centro e sono i veri protagonisti con i loro bisogni e le loro curiosità

  2. ogni lezione o argomento trattato è spiegato in classe. Il vostro insegnante inizia spesso la lezione più o meno così: “Perché oggi facciamo questo? Ve lo spiego subito!”

  3. quando possibile gli argomenti sono concordati con gli studenti

  4. ci sono momenti di scambio, si parla di cultura italiana ma anche delle culture di origine degli studenti

  5. l’insegnante facilita la partecipazione di tutti: osserva i suoi studenti e capisce quando aiutarli a intervenire

  6. l’insegnante facilita, ma non forza e costringe

  7. una piccola parte della lezione è riservata alle domande e ai dubbi degli studenti

  8. gli studenti parlano, leggono, scrivono, ascoltano, dialogano

  9. l’insegnante non è in cattedra, ma tra gli studenti

  10. si imparano la grammatica, il lessico, le frasi idiomatiche, la cultura italiana, la storia, la letteratura, l’arte

  11. gli studenti hanno la possibilità di scegliere e modellare gli orari di lezione a seconda delle loro esigenze

  12. gli insegnanti utilizzano video, canzoni, giochi e parlano molto con gli studenti

  13. gli insegnanti e gli studenti si divertono!

 

Spero che questo piccolo viaggio all’interno di una classe vi sia piaciuto.

A presto!

Sara

WheninRome
AUTHOR: WheninRome
2 Comments
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    luglio 4, 2016

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