Italiano a immigrati e volontariato: una questione aperta

corso di italiano

Oggi vorrei parlare del pericoloso fenomeno dei corsi di italiano a immigrati affidati, troppo spesso, al volontariato.

Insegno italiano a stranieri da quasi 12 anni, ho iniziato lavorando con immigrati e ho continuato a farlo anche se non continuativamente,  fino all’anno scorso.

Purtroppo, quando si parla di corsi di italiano a immigrati, spunta sempre, inevitabile, la figura dell'”insegnante volontario”. Costui di solito è qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, ha concluso gli studi e vuole iniziare questo percorso professionale, e che probabilmente ha bisogno di un tirocinio per sostenere l’esame del DITALS. Nella peggiore, invece, è qualcuno già certificato e che, non trovando lavoro, accetta di lavorare gratis sperando in una futura, improbabile, assunzione.

Esiste anche una terza tipologia, ancor più pericolosa, ossia il “vero volontario”, una persona che non ha nessuna competenza e che decide di spendere il suo tempo in qualcosa di nobile, non rendendosi conto di danneggiare gli studenti, lavorando senza competenze, e di svilire la professionalità di chi le competenze invece le ha, e magari non riesce a lavorare perchè i posti sono già occupati da “volontari”.

Italiano a immigrati: i danni del volontariato

Valerio Mastrandrea nel film "La mia classe" in cui interpreta un insegnate di italiano a immigrati

Valerio Mastrandrea nel film “La mia classe” in cui interpreta un insegnante di italiano a immigrati

Il preoccupante fenomeno che vede il volontariato come un inevitabile ponte che connette l’Italiano a stranieri e l’immigrazione è uno dei problemi, a mio avviso, più urgenti da risolvere nel nostro settore e che compromette e degrada la nostra professionalità, oltre a sottintendere un razzismo pericoloso e strisciante.

La prima cosa da chiarire è il concetto di “Volontariato”. Il volontariato è la messa a disposizione del proprio tempo e delle proprie energie a servizio di una causa che ci è a cuore, nella quale crediamo e per la quale siamo disposti a offrire un servizio senza ricevere in cambio un compenso monetario.

Tuttavia è lapalissiano il fatto che, per quanto io creda e voglia supportare la causa , ad esempio, di “Medici senza frontiere”,  non possa in nessun modo offrirmi come chirurgo volontario. Forse posso aiutare nelle raccolte fondi, forse posso cercare di sensibilizzare chi mi sta intorno, posso aiutare in maniera generica se c’è un bisogno di manodopera non specializzata, ma non posso assolutamente operare un paziente solo con la buona volontà.

Invece a quanto pare con la semplice buona volontà si può insegnare italiano a immigrati. Incredibile. Viene quindi da chiedersi perchè si è speso tanto tempo e tanto studio per qualificarsi in un lavoro che necessita solo di buon cuore.

A questo punto si affaccia però un’altro problema: con la mia bontà posso insegnare senza problemi italiano a immigrati, ma se devo insegnarlo a studenti Erasmus svedesi non basta più essere brave persone. che strano!

La folle, e razzista, idea che sia solo il reddito dello studente che disciplina la qualità del servizio è da smantellare subito, soprattutto perchè le associazioni e  le cooperative che si occupano di migranti hanno sempre fondi a disposizione ma semplicemente non vogliono pagare voi, dal momento che  c’è qualcuno disposto a fare il vostro lavoro gratis, e perchè se lo studente non apprende nulla per loro non è un problema.

Gli studenti paganti in una scuola privata non possono vedersi offrire un insegnante impreparato, perchè si lamenterebbero e chiederebbero un giusto rimborso.

Gli immigrati che aspettano tempi biblici bloccati nei centri di accoglienza in condizioni critiche che la loro domanda di asilo venga esaminata, se osano lamentarsi si vedranno accusati di ingratitudine.

italiano a immigrati: la mia esperienza

Io con alcuni dei miei studenti

Io con alcuni dei miei studenti degli anni passati

Nel 2004 avevo  22 anni e mentre mi godevo il pieno dei miei anni universitari bolognesi tra manifestazioni, vino e grandi sogni, incappai per puro caso in un’associazione che aiutava i migranti con varie attività, dalla raccolta di cibo e vestiti all’aiuto nel risolvere pratiche burocratiche. Iniziai nel tempo libero a dare una mano come potevo, da volontaria per l’appunto. Tante persone mi chiedevano se potevo aiutarli con l’italiano, per l’iscrizione dei figli a scuola, per il permesso di soggiorno e simili, e da lì cominciai a pensare che mi sarebbe piaciuto davvero molto poter fare dei corsi di italiano per stranieri. Non avevo però assolutamente idea di come farli: non basta scrivere su una lavagna il verbo essere e i nomi delle stagioni per fare una lezione!

Quell’esperienza è stata la spinta per intraprendere questo lavoro, e soprattutto il primo passo verso la mia formazione in tal senso. Subito dopo vinsi il bando per il servizio civile volontario come assistente nei corsi di lingua italiana per cittadini immigrati tenuti da un sindacato e contemporaneamente iniziai un percorso a livello accademico come docente, studiando per la certificazione DITALS.

Se penso all’idea che avevo di una lezione di italiano prima di formarmi come insegnante, rabbrividisco. Che servizio avrei mai potuto offrire a delle persone portandogli gli esercizi di grammatica presi dal mio libro di testo delle medie?

Un servizio scadente, a dir poco. Che è purtroppo quello che viene spesso offerto oggi a centinaia di persone.

Recentemente ho lavorato per due anni in una cooperativa romana che gestisce centri di prima e seconda accoglienza per rifugiati politici e richiedenti asilo. Solo su questa esperienza potrei scrivere un intero libro, ma volendo limitarmi solo al problema dell’insegnamento, posso solo dire che è qualcosa che non viene neanche lontanamente preso nella giusta considerazione.

Persiste l’idea che non sia assolutamente necessaria una competenza per fare questo lavoro e , spesso, come nel mio caso, viene assunto un insegnante solo per paura di un eventuale controllo e per dimostrare che effettivamente, nell’organico, qualcuno certificato c’è. Per il resto, bastano i volontari.

L’attività didattica è pero praticamente inesistente, non ci sono materiali, non ci sono orari fissi, non ci sono livelli..c’è solo un grande sconforto da parte dell’insegnante e una grande rassegnazione da parte degli studenti.

Una riflessione finale sul volontariato

insegnare italiano a immigrati è complesso e necessita competenza

insegnare italiano a immigrati è complesso e necessita competenza

Vorrei davvero invitare alla riflessione tutti coloro che si prestano a fare l’insegnante di italiano a immigrati da volontari.

Se avete bisogno di ore di tirocinio, rivolgetevi a qualche scuola o ente che vi faccia effettivamente fare il tirocinante, ovvero assistendo e seguendo altri docenti. Non fatevi usare per fare un lavoro che dovrebbe essere retribuito e svolto da un docente già competente. In questo modo danneggiate anche voi stessi poichè quando sarete formati non verrete mai assunti, sostituiti dai nuovi “volontari”.

Se siete già insegnanti specializzati, fermatevi subito! Smettetela di denigrarvi in questo modo, siete dei professionisti e il vostro lavoro DEVE essere retribuito. E non sperate in una futura assunzione perchè siete dei bravi insegnanti: ai vostri datori non interessa affatto e soprattutto, come sopra, ci sarà sempre un nuovo volontario disposto a sostituirvi.

Se siete persone di buona volontà, capirete da soli che non ci si improvvisa medici, avvocati o ingegneri. Il vostro paziente potrebbe morire, il vostro assistito finire in carcere e la vostra casa crollare. Ci sono persone che hanno studiato per fare questo lavoro, e voi le danneggiate. E danneggiate anche gli studenti, offrendo un servizio carente.Ci sono tanti modi per aiutare gli altri, non scegliete proprio il più sbagliato!

Martina

 

 

 

WheninRome
AUTHOR: WheninRome
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