Insegnare italiano a non alfabetizzati: alcuni consigli

imparare a leggere

Un problema comune, se si lavora in contesti di prima immigrazione, è quello di dover insegnare italiano a non alfabetizzati. Una cosa non da poco, soprattutto se non si ha la possibilità di creare una classe specifica di studenti con questi bisogni, e difficile da gestire, almeno all’inizio.

Insegnare italiano a non alfabetizzati: un inizio difficile

il passaggio dall'oralità alla scrittura in età adulta è un processo delicato e faticoso.

il passaggio dall’oralità alla scrittura in età adulta è un processo delicato e faticoso.

 

Come ho scritto in un precedente post, ho lavorato per molti anni come insegnante di italiano a immigrati e quando mi sono imbattuta per la prima volta in uno studente analfabeta ho provato una sensazione di totale impotenza. Come avrei potuto coinvolgerlo nel contesto classe?

La problematicità della situazione era acuita dal fatto che il gruppo di studenti era numeroso, poco omogeneo e il materiale che avevamo a disposizione era già scarsissimo di suo.

La classica situazione che vive un insegnante di italiano a immigrati di solito è questa: 20 studenti circa, livelli disomogenei, un tavolo, due fotocopie e forse 5 penne. Insomma, la più totale disperazione! Immaginatevi di trovare anche persone non alfabetizzate e provate a capire il panico che mi attanagliava.

Ho reagito, cercando di non perdermi d’animo e con grande pazienza e grandissima volontà da parte degli studenti ne siamo venuti fuori in maniera tutto sommato decorosa, date le premesse. Ecco come!

Diverse tipologie di analfabetismo

Il problema fondamentale di una situazione così, è quello di capire che tutto quello che hai studiato e messo in pratica fino a quel momento non basta più di fronte a persone adulte che non hanno mai preso una penna in mano. Devi trovare il modo di introdurli al mondo della scrittura nella maniera più confortevole possibile per loro,  cercando di non creare situazioni di imbarazzo e senza ghettizzarle. Non bisogna dimenticare che ci si trova di fronte a persone adulte, che agiscono socialmente e che si trovano di fronte ad uno scoglio, la scrittura e la lettura, per motivi e situazioni distinte.

E’ bene precisare che ci sono diversi percorsi dietro uno studente analfabeta. Alcuni hanno una  lingua madre orale,  ad esempio persone provenienti da alcune zone dell’Africa, altri invece non hanno avuto accesso all’istruzione nel paese di origine. Queste due esperienze di vita sono molto diverse e necessitano di approcci diversi.

Molto spesso poi, ci sono studenti che, pur essendo analfabeti, vivono in Italia da molto tempo e hanno già sviluppato delle buone competenze orali. Riescono ad esprimersi senza problemi ma sono bloccati dall’analfabetismo che gli impedisce di raggiungere una vera indipendenza.

Altri invece, non hanno nessuna competenza orale e sono costretti a dipendere da mediatori, parenti o amici.

 

Quali materiali usare?

La prima volta che mi sono trovata ad insegnare italiano a non alfabetizzati è stata parecchi anni fa, credo sei se non ricordo male, e il problema più grande è stato quello di reperire del materiale didattico adeguato. Ora la situazione è migliorata, senza dubbio, ma la scelta non è poi così ampia.

Il grande inganno nel quale si può cadere è quello di pensare  di usare del materiale ideato per bambini italiani che devono imparare a leggere e scrivere, che era quello che mi era stato proposto all’epoca.

E’ facile capire che il processo di apprendimento di un bambino di 5 anni e quello di un adulto di 45  sono difficilmente comparabili; inoltre è possibile che gli studenti, vedendosi proporre un materiale chiaramente infantile, con una grafica e delle tematiche pensate per bambini, possano sentirsi frustrati e dunque poco motivati a continuare.

I testi con cui attualmente mi trovo meglio sono due. Il primo è “Piano Piano” di Michela Borio e Patrizia Rickler, edito da Guerini studio. Ottimo testo con cui si lavora bene. Prima di ogni attività c’è un’utilissima guida per l’insegnante, che io ho trovato di grande aiuto i primi tempi, soprattutto nei primi tempi.

"Piano Piano"

“Piano Piano”

Ho apprezzato particolarmente gli esercizi e le attività suggerite per sviluppare tutte quelle abilità, come il coordinamento oculo-manuale o la percezione spaziale, che gli studenti non hanno mai avuto modo di coltivare non avendo vissuto l’esperienza della scolarizzazione quale noi la intendiamo.

L’impostazione del manuale rivela una profonda conoscenza dell’utenza destinataria e un delicato approccio alla questione. Gli studenti reagiscono bene e l’insegnante, ovviamente, è felice!

Il secondo testo che apprezzo particolarmente per insegnare italiano a non alfabetizzati è ” Detto e scritto”, di Alessandro Borri e Fernanda Minuz, edito dalla Loescher. 

Detto_e_scritto

“Detto e Scritto” edito dalla Loescher

 

Anche in questo caso il manuale ha un ottimo approccio e in più una grafica accattivante. Le attività sono ben strutturate e inserite in contesti noti agli studenti, che quindi fanno meno fatica a seguire.

Utilissime poi le risorse extra che sono a disposizione dell’insegnante sul portale di Italiano per stranieri della Loescher stessa.

Conclusioni

Per quanto difficile e faticoso sia, insegnare italiano a non alfabetizzati è forse una delle esperienze più gratificanti che abbia mai vissuto, sia da un punto di vista professionale che da quello umano.

Osservare una persona che per la prima volta vede crearsi davanti a sé la parola scritta su un foglio è un momento difficile da dimenticare quindi, nonostante all’inizio il percorso sembri quasi impossibile, è necessario non perdersi d’animo. La ricompensa finale, per lo studente e per l’insegnante, non ha davvero prezzo.

Martina

WheninRome
AUTHOR: WheninRome
2 Comments
  • Irene olavide

    Cara Martina grazie per il bel articolo ! Concordo con te in tutto ! Vedere le loro facce felici davanti alle loro parole scritte è un’emozione fortissima.

    luglio 13, 2016

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