Insegnare italiano ad anglofoni

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Insegnare italiano ad anglofoni è il campo nel quale ho più esperienza, visto che per alcuni anni ho insegnato in Scozia, e attualmente collaboro con una università americana che ha sede a Roma; pertanto voglio condividere in questo articolo alcune riflessioni personali e qualche consiglio. Da diversi anni, dicevo, organizzo corsi per inglesi e americani, i quali, come si sa, non vedono lo studio delle lingue straniere come una necessità vitale, in quanto la loro lingua è una delle più parlate al mondo, e sia che vadano in vacanza all’estero sia che facciano affari con degli stranieri, l’inglese è spesso la lingua della comunicazione.

Insegnare italiano ad anglofoni: le esigenze dello studente.

Insegnare italiano ad anglofoni significa partire innanzitutto dalle loro necessità per poter strutturare al meglio le lezioni (ma questo discorso è valido per tutti gli apprendenti adulti, qualunque sia la loro lingua madre). Durante i miei anni in Scozia ho insegnato prevalentemente in corsi per adulti dalle esigenze piuttosto varie. In alcuni casi, si trattava di corsi pensati per italiani di seconda generazione, che avevano nessuna o scarsa conoscenza dell’italiano e intendevano migliorarla per poter comunicare con i loro parenti e amici in Italia; in altri casi, si trattava di corsi di solito serali per studenti interessati all’italiano per motivi turistici, perché appassionati di opera o per semplice interesse verso una lingua ritenuta affascinante, romantica, musicale. Infine, nei centri linguistici dell’università, ho avuto l’opportunità di insegnare italiano a studenti universitari che avevano dei crediti di lingua obbligatori poiché studiavano design o arte. Qui a Roma, invece, tengo corsi brevi di italiano per studenti americani che trascorrono nella capitale qualche settimana o un trimestre, per i quali lo studio dell’italiano è un corso di “sopravvivenza”, che li aiuti a cavarsela in città per il tempo del soggiorno.

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Insegnare italiano ad anglofoni: quale testo usare.

Gli anglofoni, nella maggior parte dei casi, non studiano la loro lingua così a fondo come noi studiamo la nostra, hanno basi di grammatica generalmente piuttosto deboli, quindi se fate corsi brevi puntate molto sulla comunicazione, soprattutto quella orale; se al contrario fate corsi di molte ore, più strutturati, che puntano più in alto, allora potete unire all’aspetto comunicativo anche quello linguistico. Nel primo caso, e cioè se il corso è breve e gli studenti principianti, potreste scegliere un libro come Primo contatto della Loescher, sul mercato dal 2011. Un libro basato su contenuti quotidiani, immediati, che partono dalla presentazione del sé, passando per tematiche come “l’albergo” o “la città”, quindi perfettamente adatti anche a studenti “vacanzieri”. Le unità sono snelle, corredate da contenuti ispirati a materiale autentico. Se cercate invece un corso più completo, specifico per studenti anglofoni, New Italian Espresso di Alma edizioni (livello A1-A2) può fare al caso vostro: il metodo utilizzato è basato sull’approccio ludico e comunicativo, con attività didattiche coinvolgenti e interessanti spunti di cultura italiana. Italian Espresso è il II volume della stessa serie di testi e copre il livello A2-B1.

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Insegnare italiano ad anglofoni: qualche consiglio.

In tutti i casi il primo consiglio è quello di non spaventare lo studente. Come già detto, secondo la mia esperienza e per il tipo di apprendenti che ho avuto, mirare innanzitutto alla comunicazione si rivela il metodo migliore per insegnare italiano ad anglofoni. Per quel che concerne invece gli aspetti grammaticali della lingua, l’evidente distanza tra la lingua madre e la lingua italiana, specie per quel che riguarda i verbi e la loro coniugazione, rende l’apprendimento della L2/Ls piuttosto problematico e impegnativo. Benché oggi agli insegnanti di lingua venga consigliato di evitare l’uso della lingua madre in classe, personalmente trovo che si renda a volte necessario utilizzare l’inglese durante le lezioni ad anglofoni allo scopo di facilitare il processo di apprendimento*; è bene tuttavia, non esagerare, per non “impigrire” gli studenti e stimolarli invece alla comunicazione nella nuova lingua.

Last but not least, la pronuncia: la r è assente (“I can’t roll my r!”), le doppie non vengono accentuate abbastanza, il ch italiano ha il suono della c dolce. Questi sono problemi fonetici molto comuni agli anglofoni che imparano l’italiano ed è per loro motivo di grande frustrazione. Perciò, tanta pratica orale, ascolti autentici, giochi per fare pratica e rinforzo, e tante lodi e incoraggiamenti da parte dell’insegnante.

Per ultimo, da un punto di vista dei contenuti culturali, aiutarli a comprendere cosa c’è di reale e cosa c’è di stereotipato nell’immagine che nel loro paese si ha degli italiani, insegnar loro che in Italia non esiste la famosa salsa Alfredo e che non mangiamo pizza e pasta tutti i giorni come si potrebbe pensare.

gesturesBuona lezione!

Federica_WhenInRome

 

*vedi a questo proposito Mario Rinvolucri, S. Deller, Using the mothertongue, Delta publishing, London 2002.

 

WheninRome
AUTHOR: WheninRome
2 Comments
  • Ho appena concluso un corso di italiano con studenti universitari americani, e devo dire che sono del tutto d’accordo con quanto espresso in questo articolo, soprattutto per quanto riguarda l’importanza di un approccio comunicativo e di evitare di spaventare gli studenti.

    marzo 6, 2018
  • cherotich cynthia

    hello,,vorrei chiedere una domanda..sto pensando di scrivere la tesi sugli errori che fanno gli studenti anglofoni quando imparano la lingua italiana.. mi puoi contattarmi in privato tramitte il mio email,, per favore. grazie

    aprile 5, 2019

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